giovedì, 05 marzo 2009
Copertina di Ansia da prestazioneRicevo con piacere questa segnalazione di un nuovo libro sulla condizione precaria  che mi arriva direttamente dall'autrice.
Di libri sul precariato (romanzi e saggi) ormai se ne contano a decine solo in Italia... non sarà un sintomo del fatto che il precariato è il fatto sociale di questi anni?
Quando la politica e l'opinione pubblica se ne renderà conto?
Quando sarà troppo tardi?

Di seguito riporto l'amail che Alessadra Delogu, l'autrice, mi ha scritto:

Ciao,
mi chiamo Alessandra Delogu, ho 40 anni, sono nata a Messina e vivo a Pisa. Se fino a marzo 2008 potevo definirmi un'attempata precaria, ora posso vantare una promozione a giovane disoccupata, essendo rimasta fuori per pochi mesi dalle procedure di stabilizzazione indette dall'università di Pisa. 

Tuttavia, dopo 16 anni di precariato attivo, per non inabbissarmi in un lungo e costoso periodo di sedute psicoanalitiche, ho scritto un libro che si intitola:
Ansia da prestazione - Il lavoro somministrato senza ricetta medica, Aletti Editore, 2008, 116 pp.

Sull'Unità di lunedì 12 gennaio è stato inoltre recensito all'interno della rubrica Atipiciachi, curata da Bruno Ugolini.




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categoria:libro, precarietà emotiva
lunedì, 08 settembre 2008
LogoPLGCiao a tutti!
Vi ricordate perchè è nato questo blog???
Il motivo che, più di un anno fa, mi ha spinto ad aprirlo era il voler dare spazio e voce ai precari biellesi e alle loro storie con l'intenzione di eventualmente raccoglierle in uno spettacolo teatrale.

Purtroppo questa speranza non si è avverata. Troppo poche le energie e le risorse per portarla a termine.
Ma non mi sono data per vinta.
Qualche mese fa il Comune di Biella ha dato il via all'iniziativa "Giovani e Cittadinanza" nell'ambito del Piano Locale Giovani (PLG) e cercava idee per un'azione da implementare.

Così mi sono fatta avanti... e l'idea è piaciuta!

Grazie al prezioso lavoro del gruppo che si è costituito abbiamo realizzato un video con le testimonianze dei precari biellesi!!!

Ringrazio Paola Savio e Giorgia Colpo dell'Informagiovani di Biella per aver creduto nella mia idea, Elena Ferrara e Federico Lanza per aver fornito il loro tempo e la loro professionalità per la realizzazione del video e per l'elaborazione dei dati che lo acconpagnano e, last but not least, la Galveston Lab per la professionalità e le idee che ci hanno permesso di tradurre in immagini quanto avevamo in testa!!

Il video si intitola "Equilibrio Precario" e verrà proiettato in anteprima il 26 settembre 2008  ore 21:00 al Museo del Territorio di Biella dopo la conferenza "Il lavoro che cambia", una delle iniziative che illumineranno la Notte dei Ricercatori.

A novembre, invece, il Comune di Biella organizzerà una presentazione ufficiale.

Precari biellesi, vi aspetto numerosi ad oguno dei due appuntamenti!!!
mercoledì, 09 maggio 2007

Beati anni '80... chi di noi piccole pargole non ha sognato di essere  come la Melanie?Qualcuno è ingrado di spiegarmi perchè questo cazzo di senso di inquietudine/irrequietudine non mi abbandona? Mi sento soffocare e non credo sia solo colpa del polline, della censura CEIale o di Prodi che si è dimenticato cosa vuol dire avere un'opinione e non modificarla dopo un nano secondo. Chissà sarà solo voglia di Cina o il fatto di essere cresciuta con la mamma tv che mi proponeva modelli di amori eterni e carriere spettacolari (ma dai tu sei laureata in cinese, avrai milioni di offerte di lavoro no!!!). Sarà, ma ora vado fare una traduzione dall'italiano al cinese per il tribunale. Il compenso? fra mesi e si parla di cifre sotto le 100 euro, d'altronde perchè diavolo ti devo pagare tanto? solo perchè sai il cinese? Guarda me cicci, io sono una scarpa , ho 60 anni, non ho nemmeno il diploma, non so l'inglese, ma prendo tanti soldi perchè gli altri facciano il mio lavoro. ma se vuoi ti offro uno stage e pensa pensa ti pago addiritturaaaa....addiritturaaa...coi buoni pasto!!! certo per meritarti questi fantastici buoni dovrai lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera!!! ma cosa vuoi per dei buoni pasto questo ed altro!!

Disillusa biellese, 27 anni

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categoria:pagamento, lavoro autonomo, precarietà emotiva
lunedì, 30 aprile 2007

Chi è più precario? La macchina o il meccanico?Sono un ragazzo di 20 anni, ho frequentato le scuole dell’obbligo e poi ho intrapreso l’apprendistato come meccanico presso una piccola officina di autoriparazioni come unico dipendente: in seguito il lavoro è diminuito e il mio contratto è stato trasformato fino al licenziamento. Ho continuato l’apprendistato presso altre due concessionarie con contratto a termine. In tutti i casi, ai corsi previsti per legge, non sono mai stato mandato dai datori di lavoro. Ho buona volontà, sono educato, onesto ed entusiasta del mio lavoro e vorrei crescere, fare corsi di specializzazione e crearmi un futuro. Spero che esista tra i suoi lettori un concessionario disponibile a prendere in esame la mia candidatura.

 

Precario in attesa a 20 anni
mercoledì, 21 marzo 2007

cino-precaria!!!Eh sì, anch’io vivo da precaria...

Ho studiato cinese perché la Cina è la mia passione. Poi un master in “Servizi agli immigrati” e l’ingresso nel mondo del lavoro: mediazione culturale, insegnamento di italiano a stranieri, ricerca sociale... E poi molto altro: traduzioni, interpretariato, consulenze... Mini contratti di prestazione occasionale (anzi, mini co.co.co.) di 20/30/50 ore. Un’infinità di luoghi di lavoro (soprattutto in Torino e provincia), di “capi” e di tipologie di lavoro. In una giornata lavoro dalle 4 alle 6 ore, ma sono in giro tutto il giorno per spostamenti da un lavoro all’altro. Senza calcolare il tempo “perso” per l’aspetto burocratico: ore e ore spese ogni volta a stabilire il tipo di contratto e le modalità di pagamento, o a sollecitare la retribuzione, che arriva quando quasi non ci speravi più...

Il lavoro è appassionante: a contatto con le persone, per lo più con immigrati cinesi, con le loro problematiche ma anche con la loro ricchezza, con le loro storie di vita incredibili, con l’energia di giovani catapultati in un altro mondo e la disperazione di chi ha perso tutto... Un lavoro bello e importante ma impraticabile... Ora va bene, ho 26 anni e “sto facendo esperienza”, ma come pensare a una famiglia quando si è alla costante ricerca di un lavoro? Quando non si sa nemmeno cosa si farà il mese successivo?

Sì, lo so, con il cinese non dovrei avere problemi, è la lingua del futuro... Basta trovare un’azienda e lavorare nel settore commerciale... e lasciare perdere questa stupida pretesa di voler fare un lavoro che mi piace davvero.

 

Anna, Biella-Torino

sabato, 17 marzo 2007

Non parlo, non vedo, non sento... NON PAGO!Te ga pagà quei cancari?” (leggi: “ti hanno pagata quei disgraziati?” Traduzione libera e poco fedele per chi non sia di madrelingua veneta). Scusate la licenza poetica, ma nonna Giovanna dixit e, tra gli innumerevoli commenti alla grottesca situazione, mi pare quello che più si avvicina allo stato delle cose.

Perché sì, ho ricevuto in data primo Marzo 2007 i soldi di un lavoro svolto nel Febbraio 2006 e i suddetti “cancari” sono un ente pubblico biellese di cui, per codarda sopravvivenza, non cito il nome. Sono una psicologa (ormai più psicho che psico) e riepilogo la storia. Perché non basta digerire i “ritocchi” al tuo progetto da parte di saccenti non addetti ai lavori, che lo stravolgono in nome del politically correct (tipo non vedo, non sento, non parlo… le tre scimmiette, ma non siamo allo zoo), con tanti saluti alla deontologia professionale… Non basta essere trattati con sufficienza quando ti opponi ai “ritocchi”, proponendo argomentazioni scientificamente valide, solo perché non costruisci Piramidi ma lavori “solo” con le parole… Non basta stipulare un contratto di “prestazione occasionale” (prestazione occasionale… certe volte mi sento un po’ prosti) che sottrae un 20% da quella manciata di Euro che ti devono senza “contributi” (se ti proponi come libero professionista ti impalano col frassino come un vampiro)… No, non basta… Perché guai a dissociare il danno dalla beffa! Ti pagano dopo un anno! E che è? Faccio il mutuo per le bollette? Senza contare che liquidandomi nel 2007 quei bei 3500 Euro (che al netto fanno 2800 Euro, ma è un’inezia), mi trovo con solo più 1500 Euro da giocarmi in “prestazioni occasionali” per l’anno corrente, perché il tetto massimo per questo tipo di contratto è 5000 Euro annui (la mamma dice che così evito malattie veneree… boh?) e siamo solo a Marzo. Parlo di soldi non per fare la venale, ma è inutile aspirare alla realizzazione di desideri aulici quando manca la soddisfazione dei bisogni primari… è una gerarchia! Il lavoro scarseggia e il ricatto galleggia (non voglio fare paragoni con altre cose che galleggiano perché diventerei volgare, ma se un barbone è “residenzialmente flessibile”, quello che galleggia è “scatologicamente composto”).

A ma questa è solo la fine della storia e non voglio annoiarvi… to be continued…

Che dire?! Mal comune mezzo gaudio? Sì! E non ci sono più le mezze stagioni, mancano i parcheggi, andava meglio quando andava peggio… SVEGLIAMOCI!

Dopo colloqui di lavoro all’insegna del “troppo giovane, troppo vecchia, iperqualificata, poca esperienza nel campo”… vabbè ho capito, non ti piacciano gli occhi azzurri e i capelli lisci… Mi tocca fare la nonna animatrice (ho 34 anni) nei villaggi turistici. Sà da campà!
martedì, 20 febbraio 2007
Io e rachele abbiamo entrambi contratti a tempo determinato, lei è al terzo consecutivo (ma qualcuno non mi ha detto che non si potrebbe fare?) io al primo, dopo due anni e mezzo di collaborazione a progetto. Entrambi riceviamo continuamente pacche sulle spalle che vogliono dire "Bravo!", "Complimenti!", "Purtroppo la nostra attuale situazione non ci permette di assumerti a tempo indeterminato, ma sappi che per noi fai parte dello staff pienamente", "E' solo una questione formale perchè noi abbiamo bisogno che tu lavori qui". Già, peccato che ora noi abbiamo bisogno di comprare  una macchina e che per ottenere un piccolo finanziamento devono venire a firmare anche mamma e papà, giusto per assicurarli che anche dal primo gennaio 2008 ci sarà qualcuno con uno stipendio che garantirà il pagamento. E così, in un modo che la dice lunga sull'autunomia di chi pochi mesi fa ha deciso di sposarsi, la macchina andrà a buon fine.
Ora insorge un nuovo problema: io e rachele siamo talmente bizzarri che a poco meno di 30 anni vogliamo avere un figlio, e da qui si aprono scenari da barzelletta. Sono mesi che ci informiamo sulle garanzie che la maternità di rachele possa estendersi, nei suoi benefici economici, anche dopo il termine del suo contratto (previsto per settembre 2007) perchè non vi sono speranze che questo le venga rinnovato mentre è in maternità.
E dopo ricerche da azzeccagarbugli ancora stiamo aspettando, ed aspetteremo di vedere cosa accadrà del contratto...
Ci piacerebbe anche comprare casa prima o poi, così tanto per non pagare affitti all'infinito, ma mi viene da ridere anche solo a pensarci.
Diciamo che per il momento tutto quello che ci possiamo permettere è di vivere con Camillo ed Achille, rispettivamente un gatto di cascina salvato dal genocidio che ha colpito tutti i suoi fratelli ed un cane di pura razza di canile: almeno la loro situazione è decisamente migliorata da quando sono venuti a vivere con noi.
E la cosa che mi fa più incazzare è che in questo momento politico la questione "famiglia" viene affrontata dal punto di vista preminentemente etico e morale, mentre io penso che parlando di diritti si dovrebbe parlare di ben altro: sembra che un bel matrimonio sia la panacea per tutti i problemi che devono affrontare due persone che decidono di condividere la propria vita, che questi cazzo di diritti ti piovono in testa nel momento in cui entri nella piena legalità dell'unione davanti a Dio e davanti allo stato. Beh, io e rachele ci siamo sposati perchè era la cosa che più volevamo, e ci siamo sposati in chiesa perchè sentivamo che quello era il modo in cui volevamo espriemere le intenzioni l'uno nei confronti dell'altra, e anche nei confronti delle persone che costituiscono la nostra comunità. Ma che da tutto ciò discendano diritti su casa, lavoro e figli è tutto da provare: per me diritti vuol dire che avere un figlio dovrebbe essere una decisione che riguarda me e mia moglie, e non me, mia moglie, il nostro conto in banca e i nostri contratti di lavoro.
Al di là dei miei sfoghi mi rendo anche conto che noi siamo messi molto bene per essere dei precari, quando parlo con i miei colleghi che hanno contratti a tempo indeterminato mi sento rodere dentro dal nervoso, ma quando parlo con tanti miei coetanei mi sento un privilegiato, perchè almeno il lavoro che facciamo, sia io che rachele, ci piace.
 
Simone, Rachele, ed i quadrupedi di famiglia Camillo ed Achille, Favaro Biella.
domenica, 18 febbraio 2007

Stiamo camminando velocemente, un po' sudati e
ansimanti, con la testa china e un grosso fardello
sulle spalle, finché ad un punto, per un momento, ci
fermiamo e alziamo la testa.

Oltre alle inquietudini più comuni: lavoreremo ancora
tra sei mesi o un anno? Cosa succederà quando saremo
anziani e senza pensione? Cosa succede se ci capita
una brutta malattia? Pensiamo, guardando la montagna e
il sentiero che ci aspetta: cosa ne sarà dei nostri
figli? Se anche solo uno di noi due si dovesse
ammalare e "perdere" il proprio straccetto di lavoro,
cosa potremo garantire loro e cosa ne sarà di noi? E
se si ammalano i nonni-salvadaio, a partire da domani,
che ne sarà di tutti noi?

Ci voltiamo, allora, a guardare la pianura, lontana, e
il sentiero fatto finora. Non ci chiediamo : perché la
società ci fa laureare e poi ci tratta così male,
perché una risposta la vediamo nella bassa
partecipazione politica dei giovani - nel senso più
ampio di partecipazione alla vita della polis. E non ci
chiediamo nemmeno: ma perché i più anziani ci hanno
portati a ciò, e oggi se ne fregano e pure ci deridono
o ci denigrano, perché siamo convinti che la loro vita
si sia svolta in un altro mondo, fatto di altre
regole, vincoli e opportunità, e adesso proprio non
capiscono cosa stia succedendo.

Ci rimettiamo in marcia, e ci domandiamo, mesti: ma
per quanto tempo potrà durare tutto questo? Quando
media e gadgets imbonitori cesseranno i loro effetti
narcotizzanti e la rabbia che c'è, oggi repressa,
emergerà irresistibile? Succederà mai una "rivoluzione
dei precari", magari una "rivoluzione giovanile",
oppure tutto proseguirà sempre così, immobile,
instabile, precario appunto, in una guerra tra poveri
sempre più affamati, rabbiosi, feroci e quindi sempre
più poveri?

Non riusciamo più a marciare: proviamo a togliere
ancora qualcosa dal nostro pesante fardello : ci
saranno sicurametne ancora cose che potremo togliere e
così facendo alleggerirci il cammino! Ma c'é anche
qualcosa di più grande, di irrinunciabile: ci sono
anche i nostri due bimbi!

Li guardiamo bene, innocenti e sereni, e ci chiediamo:
sono piccoli, adesso, ma se sapessero cosa stiamo
costruendo per loro, cosa penserebbero di noi?


Emilio e Manuela, 31 anni e due figli, Biella,
entrambi
lavoratori precari nel settore sociale

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categoria:figli, nonni, impossibilità di un futuro, precarietà emotiva
domenica, 18 febbraio 2007

Elmetto Anti - insonniaIl momento peggiore è la mattina, quando sei ancora nel letto.

E’ naturale immaginarsi brevemente come sarà la giornata che ci aspetta.

Ma per me questo momento è frustrante: perché non ci riesco.

So che non dovrei farlo, dovrei sapere che tanto vale fare piani per la giornata.

Come si fa a programmare qualcosa quando si hanno 5 contratti a progetto? 5 supervisori, coordinatori, insomma 5 capi a cui devi rispondere, 5 progetti da seguire, con 5 modi diversi di lavorare. La flessibilità necessaria si eleva alla quinta e spesso finisce per diventare precarietà emotiva, sensazione di non riuscire a tenere insieme tutto.

Io accendo il portatile alle 8 di mattina, spesso lo spengo per ultima volta alle 11 di sera, se non più tardi. Ma l’ironia è che, tra gli innumerevoli spostamenti per il Biellese, gli imprevisti (anche quelli elevati alla quinta) e le richieste della famiglia (perché il mio studio è la camera che ancora occupo a casa dei miei genitori), alla fine della giornata magari ho lavorato sette ore, pur essendo in ballo per quindici, e ho guadagnato come averne lavorate 4 da operaio.

Ma la cosa più brutta è il senso di colpa.

Mi sento in colpa per non poter timbrare un cartellino, per non portare a casa la busta tutti i mesi, per non poter decidere la mia indipendenza, per arrivare a volte ad odiare la casa dei miei genitori e anche loro, che hanno voluto sviluppare fin da piccola la mia intelligenza, il mio senso critico, il mio amore per la cultura. Che mi hanno spinto a studiare, tanto, a cogliere tutte le occasioni: borse di studio, erasmus, leonardo… Certe volte li odio perché mi hanno cresciuto come una persona curiosa, che si è abituata ad essere indipendente, che ha vissuto da studente fuori sede, all’estero e che era convinta, illusa, che la società avrebbe premiato la professionalità, le capacità progettuali acquisite, la capacità di interfacciarsi senza problemi con gli altri Europei. Ma non è così.

Io ho aspettative troppo alte per una società che, mi viene da pensare, è costruita a misura d’uomo… mediocre.

Mi sento in colpa per quei momenti in cui mi viene da odiare i miei zii, andati in pensione a cinquant’anni, con 30 anni di contributi versati e con almeno altri 30 anni di vita davanti, che tutti i mesi prendono 1000 euro al mese e che vanno in vacanza due volte l’anno. Sempre e solo a Milano Marittima. Cazzo.

E tutte le mattine mi trovo ad invidiare la mia compagna delle scuole medie che ha smesso di studiare dopo il diploma e che adesso fa la centralinista con 8 anni di contributi alle spalle e 1000 euro al mese e, soprattutto, che tutte le mattine può contare sulla sua dose fisiologica di certezza.

Francesca, 26 anni, Pettinengo