categoria:lavoro autonomo, biellese senza prospettive
Qualcuno è ingrado di spiegarmi perchè questo cazzo di senso di inquietudine/irrequietudine non mi abbandona? Mi sento soffocare e non credo sia solo colpa del polline, della censura CEIale o di Prodi che si è dimenticato cosa vuol dire avere un'opinione e non modificarla dopo un nano secondo. Chissà sarà solo voglia di Cina o il fatto di essere cresciuta con la mamma tv che mi proponeva modelli di amori eterni e carriere spettacolari (ma dai tu sei laureata in cinese, avrai milioni di offerte di lavoro no!!!). Sarà, ma ora vado fare una traduzione dall'italiano al cinese per il tribunale. Il compenso? fra mesi e si parla di cifre sotto le 100 euro, d'altronde perchè diavolo ti devo pagare tanto? solo perchè sai il cinese? Guarda me cicci, io sono una scarpa , ho 60 anni, non ho nemmeno il diploma, non so l'inglese, ma prendo tanti soldi perchè gli altri facciano il mio lavoro. ma se vuoi ti offro uno stage e pensa pensa ti pago addiritturaaaa....addiritturaaa...coi buoni pasto!!! certo per meritarti questi fantastici buoni dovrai lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera!!! ma cosa vuoi per dei buoni pasto questo ed altro!!
Disillusa biellese, 27 anni
Eh sì, anch’io vivo da precaria...
Ho studiato cinese perché la Cina è la mia passione. Poi un master in “Servizi agli immigrati” e l’ingresso nel mondo del lavoro: mediazione culturale, insegnamento di italiano a stranieri, ricerca sociale... E poi molto altro: traduzioni, interpretariato, consulenze... Mini contratti di prestazione occasionale (anzi, mini co.co.co.) di 20/30/50 ore. Un’infinità di luoghi di lavoro (soprattutto in Torino e provincia), di “capi” e di tipologie di lavoro. In una giornata lavoro dalle 4 alle 6 ore, ma sono in giro tutto il giorno per spostamenti da un lavoro all’altro. Senza calcolare il tempo “perso” per l’aspetto burocratico: ore e ore spese ogni volta a stabilire il tipo di contratto e le modalità di pagamento, o a sollecitare la retribuzione, che arriva quando quasi non ci speravi più...
Il lavoro è appassionante: a contatto con le persone, per lo più con immigrati cinesi, con le loro problematiche ma anche con la loro ricchezza, con le loro storie di vita incredibili, con l’energia di giovani catapultati in un altro mondo e la disperazione di chi ha perso tutto... Un lavoro bello e importante ma impraticabile... Ora va bene, ho 26 anni e “sto facendo esperienza”, ma come pensare a una famiglia quando si è alla costante ricerca di un lavoro? Quando non si sa nemmeno cosa si farà il mese successivo?
Sì, lo so, con il cinese non dovrei avere problemi, è la lingua del futuro... Basta trovare un’azienda e lavorare nel settore commerciale... e lasciare perdere questa stupida pretesa di voler fare un lavoro che mi piace davvero.
Anna, Biella-Torino
“Te ga pagà quei cancari?” (leggi: “ti hanno pagata quei disgraziati?” Traduzione libera e poco fedele per chi non sia di madrelingua veneta). Scusate la licenza poetica, ma nonna Giovanna dixit e, tra gli innumerevoli commenti alla grottesca situazione, mi pare quello che più si avvicina allo stato delle cose.
Perché sì, ho ricevuto in data primo Marzo 2007 i soldi di un lavoro svolto nel Febbraio 2006 e i suddetti “cancari” sono un ente pubblico biellese di cui, per codarda sopravvivenza, non cito il nome. Sono una psicologa (ormai più psicho che psico) e riepilogo la storia. Perché non basta digerire i “ritocchi” al tuo progetto da parte di saccenti non addetti ai lavori, che lo stravolgono in nome del politically correct (tipo non vedo, non sento, non parlo… le tre scimmiette, ma non siamo allo zoo), con tanti saluti alla deontologia professionale… Non basta essere trattati con sufficienza quando ti opponi ai “ritocchi”, proponendo argomentazioni scientificamente valide, solo perché non costruisci Piramidi ma lavori “solo” con le parole… Non basta stipulare un contratto di “prestazione occasionale” (prestazione occasionale… certe volte mi sento un po’ prosti) che sottrae un 20% da quella manciata di Euro che ti devono senza “contributi” (se ti proponi come libero professionista ti impalano col frassino come un vampiro)… No, non basta… Perché guai a dissociare il danno dalla beffa! Ti pagano dopo un anno! E che è? Faccio il mutuo per le bollette? Senza contare che liquidandomi nel 2007 quei bei 3500 Euro (che al netto fanno 2800 Euro, ma è un’inezia), mi trovo con solo più 1500 Euro da giocarmi in “prestazioni occasionali” per l’anno corrente, perché il tetto massimo per questo tipo di contratto è 5000 Euro annui (la mamma dice che così evito malattie veneree… boh?) e siamo solo a Marzo. Parlo di soldi non per fare la venale, ma è inutile aspirare alla realizzazione di desideri aulici quando manca la soddisfazione dei bisogni primari… è una gerarchia! Il lavoro scarseggia e il ricatto galleggia (non voglio fare paragoni con altre cose che galleggiano perché diventerei volgare, ma se un barbone è “residenzialmente flessibile”, quello che galleggia è “scatologicamente composto”).
A ma questa è solo la fine della storia e non voglio annoiarvi… to be continued…
Che dire?! Mal comune mezzo gaudio? Sì! E non ci sono più le mezze stagioni, mancano i parcheggi, andava meglio quando andava peggio… SVEGLIAMOCI!
Dopo colloqui di lavoro all’insegna del “troppo giovane, troppo vecchia, iperqualificata, poca esperienza nel campo”… vabbè ho capito, non ti piacciano gli occhi azzurri e i capelli lisci… Mi tocca fare la nonna animatrice (ho 34 anni) nei villaggi turistici. Sà da campà!
Da due anni e mezzo, anzi, ormai quasi tre, lavoro part-time presso una grande ditta biellese, non sono operaia ed impiegata, il ruolo che ricopro, o meglio dovrei ricoprire, è quello del consulente esterno, in ambito “culturale”. Ho iniziato praticamente senza alcuna esperienza, da zero, imparando e cercando di prendere tutto quello che potevo dai miei colleghi, a mio parere con buoni risultati. Il tipo di lavoro mi soddisfa pienamente, in più mi permette di avere un po’ di tempo a disposizione (in realtà sempre meno, ma questo è un altro discorso) per terminare i miei studi universitari… fin qui non avrei di che lamentarmi.
Il bello o il brutto dell’intera vicenda è che mi considerano una libera professionista… quindi Partita Iva. E tutto ciò che ne segue… Ciò che mi fa più arrabbiare è che alla fine della fiera, pur lavorando nello stesso posto ormai da quasi tre anni, la mia situazione non pare mutare. Non parlo di guadagno (non mi posso lamentare, anche se tra tasse, inps e varie il mio redito è praticamente dimezzato), ma della assoluta precarietà in cui mi trovo, in quanto solamente ogni tot mesi mi viene comunicata la possibilità di continuare con la mia pseudo “consulenza”. Forse il libero professionista ha dei vantaggi, può gestire il suo tempo (ma non è poi così vero) e… scusate, ma faccio fatica a trovare altri aspetti positivi.
Certo sono ancora giovane, molti miei coetanei non hanno ancora iniziato a lavorare, ma le prospettive mi sembrano sempre meno rosee, soprattutto per chi desidera, dopo aver dedicato anni allo studio, cercare non dico il lavoro perfetto, quello ideale, ma almeno qualcosa che si avvicini al proprio percorso di studi. Una vera chimera…
Mi fermo, per qui mi verrebbe da tirare in ballo anche l’Università, il governo, e moltissime altre cose che non vanno…
Lavoratrice della cultura, Biella.
Salve. Ho letto con interesse il blog creato per la zona del Biellese che purtroppo parla di un tema così delicato a livello nazionale. Mi chiamo Sabine Moranino e abito a Biella; da circa un anno sono totalmente disoccupata, non riesco a trovare nemmeno un lavoro nero per guadagnare qualcosa. Il Biellese, per come la penso io, è morto, se ne vanno anche gli extracomunitari che in passato avevano aperto un'attività commerciale. Ma io mi chiedo: perchè bisogna sottomettersi a questi governanti prepotenti e autoritari? Per ovviare a questa domanda allora ho deciso di mettermi in proprio e sviluppare un'attività ancora poco conosciuta in Italia riguardo una sorta di e-commerce particolare; nel resto del mondo è conosciutissimo. Ho già i contatti giusti e sono iscritta alla prima e piu' importante associazione di venditori professionisti nel mondo di Internet. Sto cercando urgentemente una persona zona Biella e Biellese, anche disoccupata o precaria, per sviluppare questo nuovo lavoro, che sia capace nel web design ed a usare programmi quali Dreamweaver, Photoshop e Flash. Con un progetto valido e un impegno di collaborazione da entrambe le parti si possono ottenere ottimi risultati sin dal primo mese di lavoro. Per qualsiasi domanda scrivete a sabimor@libero.it
Sabine, Biella
Parto dal presupposto che se dovessi scegliere tra l'idea di avere lo stesso lavoro per tutta la vita ed uno che cambia ogni uno\due\tre anni, sceglierei il secondo. Assolutamente.
Molto più accattivante, più dinamico, più "mi metto costantemente in discussione", più stimolante.
Solo che non si può lavorare senza garanzie, senza contributi, senza malattia, senza sicurezza . Quando scade il contratto devi essere sicuro di trovarne un altro.
Resto però dell'idea che il "tempo determinato" sia più stimolante, in un'ipotetica carriera lavorativa GARANTITA. Uno statale viene licenziato quasi solo se commette un genocidio o reati contro l'umanità, questo comporta un forte disincentivo alla produzione (tutti noi abbiamo avuto almeno un insegnante nella nostra vita che si leggeva il giornale in classe) nel settore pubblico, dove non ancora tutti hanno scoperto i contratti a progetto o a tempo determinato. Per questo ammiro particolarmente chi, nonostante le giuste garanzie che si trova ad avere, si sbatte ugualmente, si dà da fare e cerca di migliorarsi in continuazione, a chi si comporta come chi si sente dire "...se ci piacerà lavorare con lei le rinnoveremo il contratto per altri sei mesi...". Ad essere privilegiati ci si adagia spesso sugli allori.
Il mio primo lavoro precario è stato 3 anni or sono, circa.
Sono stato assunto da una telefonata, che mi ha spedito un foglio di carta da firmare. Dovevo intervistare delle persone per alcune indagini di mercato. Dovevo chiedere alle persone quali prodotti conoscevano\utilizzavano. Ero obbligato a fare tutto l'elenco di domande a tutti. Esempio.
Signora anziana di 80 anni:
Domanda: Secondo lei quale è ad oggi la casa automobilistica leader nella produzione di station wagon?
Silenzio.
Ancora silenzio.
Risposta: Io mi trovo davvero bene con la Seicento.
Ok signora, allora crocio FIAT.
Avete capito perchè Montezemolo è così fiducioso sulla ripresa della Fiat?
Per farmi pagare questi 300 € circa ci sono voluti 4 mesi. Uno perchè ti pagano un mese dopo, un'altro perchè dicono che "abbiamo dei ritardi con i pagamenti" un'altro perchè "stiamo avendo dei problemi... ". Quindi ti scatta il "non me ne fotte un belino dei vostri problemi, dovete darmi i miei soldi". Mi sono rivolto ad un sindacato che ha avanzato un reclamo legale. Ad una settimana dalla ricezione della raccomandata contenente l'ultimatum mi è arrivato a casa un assegno con il mio stipendio. Nota: assumevano quasi solo studenti.
Maledetti stronzi...
Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario)
Oggi vado all’INPS. Tra l’intervista e la riunione dovrei avere tempo.
Entro e mi stupisco di essere di nuovo qui. Siamo a febbraio ed è il terzo contratto che deposito quest'anno…
Schiaccio il pulsante per il numeretto: LAVORO AUTONOMO.
Eh già, sono un lavoratore autonomo… fermi tutti, non sono un avvocato, un dentista, sono una lavoratrice a progetto… e con questo ultimo progetto, facendo una media, per i prossimi quattro mesi prenderò 600 euro LORDI, LORDI, LORDI! Niente malattia, niente maternità, niente stipendio tutti i mesi, figuriamoci la tredicesima… niente ferie pagate, spesso niente ferie del tutto, perché il lavoro, da brava lavoratrice autonoma, si prende quando c’è… e ultimamente c’è sempre!!
Ma è mal pagato.
Mi avvicino allo sportello. L’impiegata prende il contratto e mi apre l’ennesima posizione nella cassa SAPARTA (casTa separata???) dell’INPS. Poi si ferma un istante e mi chiede: “In questo contratto il datore di lavoro e una ONLUS?”
“Sì, c’è scritto”
“Allora non paga i contributi”
Fermi tutti.
“Nel senso che li paga lo Stato per lui?”
Silenzio.
“No, non li paga ma le vengono ACCREDITATI”
“Cioè?”
L’impiegata non risponde. Come sempre non sa.
E a me viene una gran voglia di dirle: “Ah, ma allora… se vengono accreditati… non c’è problema! Dove lo trovo il catalogo dei regali? Ogni credito 50 punti Fragola?”
Desidero COSI' tanto il servizio di porcellana da 24 da mettere nella credenza dell’appartamento che non avrò mai.
Francesca, 26 anni, Pettinengo
Il momento peggiore è la mattina, quando sei ancora nel letto.
E’ naturale immaginarsi brevemente come sarà la giornata che ci aspetta.
Ma per me questo momento è frustrante: perché non ci riesco.
So che non dovrei farlo, dovrei sapere che tanto vale fare piani per la giornata.
Come si fa a programmare qualcosa quando si hanno 5 contratti a progetto? 5 supervisori, coordinatori, insomma 5 capi a cui devi rispondere, 5 progetti da seguire, con 5 modi diversi di lavorare. La flessibilità necessaria si eleva alla quinta e spesso finisce per diventare precarietà emotiva, sensazione di non riuscire a tenere insieme tutto.
Io accendo il portatile alle 8 di mattina, spesso lo spengo per ultima volta alle 11 di sera, se non più tardi. Ma l’ironia è che, tra gli innumerevoli spostamenti per il Biellese, gli imprevisti (anche quelli elevati alla quinta) e le richieste della famiglia (perché il mio studio è la camera che ancora occupo a casa dei miei genitori), alla fine della giornata magari ho lavorato sette ore, pur essendo in ballo per quindici, e ho guadagnato come averne lavorate 4 da operaio.
Ma la cosa più brutta è il senso di colpa.
Mi sento in colpa per non poter timbrare un cartellino, per non portare a casa la busta tutti i mesi, per non poter decidere la mia indipendenza, per arrivare a volte ad odiare la casa dei miei genitori e anche loro, che hanno voluto sviluppare fin da piccola la mia intelligenza, il mio senso critico, il mio amore per la cultura. Che mi hanno spinto a studiare, tanto, a cogliere tutte le occasioni: borse di studio, erasmus, leonardo… Certe volte li odio perché mi hanno cresciuto come una persona curiosa, che si è abituata ad essere indipendente, che ha vissuto da studente fuori sede, all’estero e che era convinta, illusa, che la società avrebbe premiato la professionalità, le capacità progettuali acquisite, la capacità di interfacciarsi senza problemi con gli altri Europei. Ma non è così.
Io ho aspettative troppo alte per una società che, mi viene da pensare, è costruita a misura d’uomo… mediocre.
Mi sento in colpa per quei momenti in cui mi viene da odiare i miei zii, andati in pensione a cinquant’anni, con 30 anni di contributi versati e con almeno altri 30 anni di vita davanti, che tutti i mesi prendono 1000 euro al mese e che vanno in vacanza due volte l’anno. Sempre e solo a Milano Marittima. Cazzo.
E tutte le mattine mi trovo ad invidiare la mia compagna delle scuole medie che ha smesso di studiare dopo il diploma e che adesso fa la centralinista con 8 anni di contributi alle spalle e 1000 euro al mese e, soprattutto, che tutte le mattine può contare sulla sua dose fisiologica di certezza.
Francesca, 26 anni, Pettinengo