sabato, 17 marzo 2007

Non parlo, non vedo, non sento... NON PAGO!Te ga pagà quei cancari?” (leggi: “ti hanno pagata quei disgraziati?” Traduzione libera e poco fedele per chi non sia di madrelingua veneta). Scusate la licenza poetica, ma nonna Giovanna dixit e, tra gli innumerevoli commenti alla grottesca situazione, mi pare quello che più si avvicina allo stato delle cose.

Perché sì, ho ricevuto in data primo Marzo 2007 i soldi di un lavoro svolto nel Febbraio 2006 e i suddetti “cancari” sono un ente pubblico biellese di cui, per codarda sopravvivenza, non cito il nome. Sono una psicologa (ormai più psicho che psico) e riepilogo la storia. Perché non basta digerire i “ritocchi” al tuo progetto da parte di saccenti non addetti ai lavori, che lo stravolgono in nome del politically correct (tipo non vedo, non sento, non parlo… le tre scimmiette, ma non siamo allo zoo), con tanti saluti alla deontologia professionale… Non basta essere trattati con sufficienza quando ti opponi ai “ritocchi”, proponendo argomentazioni scientificamente valide, solo perché non costruisci Piramidi ma lavori “solo” con le parole… Non basta stipulare un contratto di “prestazione occasionale” (prestazione occasionale… certe volte mi sento un po’ prosti) che sottrae un 20% da quella manciata di Euro che ti devono senza “contributi” (se ti proponi come libero professionista ti impalano col frassino come un vampiro)… No, non basta… Perché guai a dissociare il danno dalla beffa! Ti pagano dopo un anno! E che è? Faccio il mutuo per le bollette? Senza contare che liquidandomi nel 2007 quei bei 3500 Euro (che al netto fanno 2800 Euro, ma è un’inezia), mi trovo con solo più 1500 Euro da giocarmi in “prestazioni occasionali” per l’anno corrente, perché il tetto massimo per questo tipo di contratto è 5000 Euro annui (la mamma dice che così evito malattie veneree… boh?) e siamo solo a Marzo. Parlo di soldi non per fare la venale, ma è inutile aspirare alla realizzazione di desideri aulici quando manca la soddisfazione dei bisogni primari… è una gerarchia! Il lavoro scarseggia e il ricatto galleggia (non voglio fare paragoni con altre cose che galleggiano perché diventerei volgare, ma se un barbone è “residenzialmente flessibile”, quello che galleggia è “scatologicamente composto”).

A ma questa è solo la fine della storia e non voglio annoiarvi… to be continued…

Che dire?! Mal comune mezzo gaudio? Sì! E non ci sono più le mezze stagioni, mancano i parcheggi, andava meglio quando andava peggio… SVEGLIAMOCI!

Dopo colloqui di lavoro all’insegna del “troppo giovane, troppo vecchia, iperqualificata, poca esperienza nel campo”… vabbè ho capito, non ti piacciano gli occhi azzurri e i capelli lisci… Mi tocca fare la nonna animatrice (ho 34 anni) nei villaggi turistici. Sà da campà!
domenica, 18 febbraio 2007

Ho appena messo giù il telPetit Lucciolaefono.

Telefonata di lavoro. Spiacevole.

Ho dovuto ricordare che, dopo tre mesi che ho iniziato il “progetto”, non ho ancora visto un soldo.

Come pretendono che possa vivere? “Ma, si metta nei nostri panni, ci hanno bloccato i pagamenti…”.

Metto giù il telefono, scendo le scale, passo a fare un saluto a mia nonna prima di prendere la macchina per la seconda riunione della giornata. Stamattina a Trivero, oggi a Biella, domani a Chieri, e in quattro giorni finisco il pieno. “Ma, si metta nei nostri panni, ci hanno bloccato i pagamenti…” e nei miei panni? Non si mette mai nessuno?

Entro da mia nonna, la prima cosa che mi chiede è:

Il lavoro?

Sempre uguale

Ma si può sapere che lavoro fai?

Lo sai, te l’ho spiegato tante volte, ho tanti lavori diversi…

Ormai non ho più la voglia di spiegare a lei e a tutti quelli “non abituati a pensare a progetto” che due ore faccio la docente, a volte la consulente e per lo più la ricercatrice… e poi faccio interviste.

Incalza: “Ma te le mettono le marchette?

No, non prendo abbastanza

Cosa vuol dire che non prendi abbastanza? Se uno lavora gli spettano le marchette!! E poi tu che hai studiato tanto…”.

La guardo negli occhi e capisco quello che pensa: pensa che non può essere… pensa che devo essere io a non aver tanta voglia di lavorare e ad essermi scelta questi lavori strani…

La guardo, mentre si lamenta che la sua pensione la spende quasi tutta per la badante, e penso: “E io? Come sarà la mia vecchiaia? Quando capiterà un ictus a me? Dove li prenderò i soldi?

Francesca, 26 anni, Pettinengo

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domenica, 18 febbraio 2007

Caste System in IndiaOggi vado all’INPS. Tra l’intervista e la riunione dovrei avere tempo.

Entro e mi stupisco di essere di nuovo qui. Siamo a febbraio ed è il terzo contratto che deposito quest'anno…

Schiaccio il pulsante per il numeretto: LAVORO AUTONOMO.

Eh già, sono un lavoratore autonomo… fermi tutti, non sono un avvocato, un dentista, sono una lavoratrice a progetto… e con questo ultimo progetto, facendo una media, per i prossimi quattro mesi prenderò 600 euro LORDI, LORDI, LORDI! Niente malattia, niente maternità, niente stipendio tutti i mesi, figuriamoci la tredicesima… niente ferie pagate, spesso niente ferie del tutto, perché il lavoro, da brava lavoratrice autonoma, si prende quando c’è… e ultimamente c’è sempre!!

Ma è mal pagato.

Mi avvicino allo sportello. L’impiegata prende il contratto e mi apre l’ennesima posizione nella cassa SAPARTA (casTa separata???) dell’INPS. Poi si ferma un istante e mi chiede: “In questo contratto il datore di lavoro e una ONLUS?

Sì, c’è scritto

Allora non paga i contributi

Fermi tutti.

Nel senso che li paga lo Stato per lui?

Silenzio.

No, non li paga ma le vengono ACCREDITATI

“Cioè?”

L’impiegata non risponde. Come sempre non sa.

E a me viene una gran voglia di dirle: “Ah, ma allora… se vengono accreditati… non c’è problema! Dove lo trovo il catalogo dei regali? Ogni credito 50 punti Fragola?

Desidero COSI' tanto il servizio di porcellana da 24 da mettere nella credenza dell’appartamento che non avrò mai.

Francesca, 26 anni, Pettinengo

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