mercoledì, 21 marzo 2007

cino-precaria!!!Eh sì, anch’io vivo da precaria...

Ho studiato cinese perché la Cina è la mia passione. Poi un master in “Servizi agli immigrati” e l’ingresso nel mondo del lavoro: mediazione culturale, insegnamento di italiano a stranieri, ricerca sociale... E poi molto altro: traduzioni, interpretariato, consulenze... Mini contratti di prestazione occasionale (anzi, mini co.co.co.) di 20/30/50 ore. Un’infinità di luoghi di lavoro (soprattutto in Torino e provincia), di “capi” e di tipologie di lavoro. In una giornata lavoro dalle 4 alle 6 ore, ma sono in giro tutto il giorno per spostamenti da un lavoro all’altro. Senza calcolare il tempo “perso” per l’aspetto burocratico: ore e ore spese ogni volta a stabilire il tipo di contratto e le modalità di pagamento, o a sollecitare la retribuzione, che arriva quando quasi non ci speravi più...

Il lavoro è appassionante: a contatto con le persone, per lo più con immigrati cinesi, con le loro problematiche ma anche con la loro ricchezza, con le loro storie di vita incredibili, con l’energia di giovani catapultati in un altro mondo e la disperazione di chi ha perso tutto... Un lavoro bello e importante ma impraticabile... Ora va bene, ho 26 anni e “sto facendo esperienza”, ma come pensare a una famiglia quando si è alla costante ricerca di un lavoro? Quando non si sa nemmeno cosa si farà il mese successivo?

Sì, lo so, con il cinese non dovrei avere problemi, è la lingua del futuro... Basta trovare un’azienda e lavorare nel settore commerciale... e lasciare perdere questa stupida pretesa di voler fare un lavoro che mi piace davvero.

 

Anna, Biella-Torino

mercoledì, 07 marzo 2007

Ho 46 anni, faccio l'informatico,  Camper Precario

abito a Vigliano Biellese ed è da anni che lavoro a Milano,

facendo il pendolare quotidianamente.

E scontrandomi ogni giorno con i problemi di trasporto, autostrade ferrovie

ecc.

Viaggiando a volte anche 5 ore al giorno.

Ho lavorato anche per un periodo a Moncalieri, e lì era un'altra storia,

vivevo in Camper !!!!

Sono un semi-precario, nel senso che sono precario ma con contratti lunghi.

Ma quello che mi fa' piu' rabbia e' che a Biella e' anni che mi sento

rispondere:

"ma lei alla sua eta' vuole ancora lavorare",

"no non ci interessano lavoratori anziani",

ti senti dire "le daremo una risposta",

o ti mandano la solita letterina "abbiamo preferito

assumere una persona con caratteristiche diverse"

e poi guarda caso, assumono un lavoratore piu' giovane.

Altra nota dolente, il mercato del lavoro e' spesso in mano alle

societa' interinali.

E con queste ultime "non si passa"!!

Sono loro che scartano i lavoratori.

Ho lasciato il mio curriculum a tutte le agenzie di Biella,

e in 5 anni mi hanno procurato solo un colloquio,

andato a buon fine,ma per "10 giorni part-time",

al che ho detto."No scusate e' troppo".

A cosa servono poi tutte queste agenzie interinali!

Mentre a Milano per lavorare non ci sono problemi,

ti prendono in prova e se sai lavorare ti tengono.

Certo puo' accadere che dopo un anno il lavoro finisca,

e ti devi spostare in un'altra azienda.

Ma nessuno mi ha mai detto "LEI E' TROPPO VECCHIO".

Solo a Biella accade.

Ringrazio per l'attenzione.

Informatico, 46 anni, Vigliano Biellese

domenica, 18 febbraio 2007

Elmetto Anti - insonniaIl momento peggiore è la mattina, quando sei ancora nel letto.

E’ naturale immaginarsi brevemente come sarà la giornata che ci aspetta.

Ma per me questo momento è frustrante: perché non ci riesco.

So che non dovrei farlo, dovrei sapere che tanto vale fare piani per la giornata.

Come si fa a programmare qualcosa quando si hanno 5 contratti a progetto? 5 supervisori, coordinatori, insomma 5 capi a cui devi rispondere, 5 progetti da seguire, con 5 modi diversi di lavorare. La flessibilità necessaria si eleva alla quinta e spesso finisce per diventare precarietà emotiva, sensazione di non riuscire a tenere insieme tutto.

Io accendo il portatile alle 8 di mattina, spesso lo spengo per ultima volta alle 11 di sera, se non più tardi. Ma l’ironia è che, tra gli innumerevoli spostamenti per il Biellese, gli imprevisti (anche quelli elevati alla quinta) e le richieste della famiglia (perché il mio studio è la camera che ancora occupo a casa dei miei genitori), alla fine della giornata magari ho lavorato sette ore, pur essendo in ballo per quindici, e ho guadagnato come averne lavorate 4 da operaio.

Ma la cosa più brutta è il senso di colpa.

Mi sento in colpa per non poter timbrare un cartellino, per non portare a casa la busta tutti i mesi, per non poter decidere la mia indipendenza, per arrivare a volte ad odiare la casa dei miei genitori e anche loro, che hanno voluto sviluppare fin da piccola la mia intelligenza, il mio senso critico, il mio amore per la cultura. Che mi hanno spinto a studiare, tanto, a cogliere tutte le occasioni: borse di studio, erasmus, leonardo… Certe volte li odio perché mi hanno cresciuto come una persona curiosa, che si è abituata ad essere indipendente, che ha vissuto da studente fuori sede, all’estero e che era convinta, illusa, che la società avrebbe premiato la professionalità, le capacità progettuali acquisite, la capacità di interfacciarsi senza problemi con gli altri Europei. Ma non è così.

Io ho aspettative troppo alte per una società che, mi viene da pensare, è costruita a misura d’uomo… mediocre.

Mi sento in colpa per quei momenti in cui mi viene da odiare i miei zii, andati in pensione a cinquant’anni, con 30 anni di contributi versati e con almeno altri 30 anni di vita davanti, che tutti i mesi prendono 1000 euro al mese e che vanno in vacanza due volte l’anno. Sempre e solo a Milano Marittima. Cazzo.

E tutte le mattine mi trovo ad invidiare la mia compagna delle scuole medie che ha smesso di studiare dopo il diploma e che adesso fa la centralinista con 8 anni di contributi alle spalle e 1000 euro al mese e, soprattutto, che tutte le mattine può contare sulla sua dose fisiologica di certezza.

Francesca, 26 anni, Pettinengo