martedì, 27 febbraio 2007

San Precario davanti allo Strehelercara francesca, vengo incontro alla tua richiesta e ti scrivo la mia frustrazione di precaria sperando ti sia utile.

 

credo che la mia sia però stata una scelta di precarietà!

mi è sempre stato detto che fare l'artista non ti fa guadagnare la pagnotta ed io volevo smentire quest'affermazione dimostrando che forse un sogno va oltre l'esigenza di stabilità. e così mi sono ritrovata a bussare alle porte di teatri, ricevendo la porta sul muso. e voltandomi indietro sentivo quella frustrazione dettata da una società legata a degli standard inequivocabili. non è facile arrivare in finale a dei provini, sapere di essere più preparata della persona che concorre con te e venire scartata perchè l'altra possiede delle "doti" che tu non hai, quali la bellezza o il famoso calcio in culo...

 

senza poi parlare di coloro che credono che il lavoro dell'attore non sia un lavoro e, rifugiandosi nella scusante dei tagli del governo alla cultura, esigono la tua presenza senza nessun contributo economico, pretendendo magari anche un lavoro di un certo livello... confermando così che chi vuole veramente tentare la carriera d'attore deve per forza avere una famiglia agiata alle spalle (cosa che io non ho!).

 

e così ti ritrovi di fronte al bivio: abbandonare quella strada che ritenevi avesse un certo spessore e che invece si rivela superficiale, o lottare e continuare, rischiando di prenderti altre porte sul muso? io ho optato per la seconda. ora mi ritrovo in un teatro a milano (perchè biella sicuramente non offre...) fino a maggio, con un altro contratto pronto per novembre.

e da maggio a novembre?

e così ci si adegua... non importa che tu abbia una laurea e un diploma da attore professionista...ritornerò a fare banchetti vendendo i miei gioielli alle feste di paese o sulle spiagge del mondo per almeno dire: precaria, ma soddisfatta!

 

precari soddisfatti di tutto il mondo unitevi e tenete duro, felici della vostra scelta!

 

un abbraccio,

daniela

nata e residente a biella fisicamente, e mentalmente volta al futuro e al mondo fuori biella!

martedì, 27 febbraio 2007

FunambolavoroParto dal presupposto che se dovessi scegliere tra l'idea di avere lo stesso lavoro per tutta la vita ed uno che cambia ogni uno\due\tre anni, sceglierei il secondo. Assolutamente.

Molto più accattivante, più dinamico, più "mi metto costantemente in discussione", più stimolante.

Solo che non si può lavorare senza garanzie, senza contributi, senza malattia, senza sicurezza . Quando scade il contratto devi essere sicuro di trovarne un altro.

Resto però dell'idea che il "tempo determinato" sia più stimolante, in un'ipotetica carriera lavorativa GARANTITA. Uno statale viene licenziato quasi solo se commette un genocidio o reati contro l'umanità, questo comporta un forte disincentivo alla produzione (tutti noi abbiamo avuto almeno un insegnante nella nostra vita che si leggeva il giornale in classe) nel settore pubblico, dove non ancora tutti hanno scoperto i contratti a progetto o a tempo determinato. Per questo ammiro particolarmente chi, nonostante le giuste garanzie che si trova ad avere, si sbatte ugualmente, si dà da fare e cerca di migliorarsi in continuazione, a chi si comporta come chi si sente dire "...se ci piacerà lavorare con lei le rinnoveremo il contratto per altri sei mesi...". Ad essere privilegiati ci si adagia spesso sugli allori.

Il mio primo lavoro precario è stato 3 anni or sono, circa.

Sono stato assunto da una telefonata, che mi ha spedito un foglio di carta da firmare. Dovevo intervistare delle persone per alcune indagini di mercato. Dovevo chiedere alle persone quali prodotti conoscevano\utilizzavano. Ero obbligato a fare tutto l'elenco di domande a tutti. Esempio.

Signora anziana di 80 anni:

Domanda: Secondo lei quale è ad oggi la casa automobilistica leader nella produzione di station wagon?

Silenzio.

Ancora silenzio.

Risposta: Io mi trovo davvero bene con la Seicento.

Ok signora, allora crocio FIAT.

Avete capito perchè Montezemolo è così fiducioso sulla ripresa della Fiat?

Per farmi pagare questi 300 € circa ci sono voluti 4 mesi. Uno perchè ti pagano un mese dopo, un'altro perchè dicono che "abbiamo dei ritardi con i pagamenti" un'altro perchè "stiamo avendo dei problemi... ". Quindi ti scatta il "non me ne fotte un belino dei vostri problemi, dovete darmi i miei soldi". Mi sono rivolto ad un sindacato che ha avanzato un reclamo legale. Ad una settimana dalla ricezione della raccomandata contenente l'ultimatum mi è arrivato a casa un assegno con il mio stipendio. Nota: assumevano quasi solo studenti.

Maledetti stronzi...

 

Nubi di ieri sul nostro domani odierno (Abitudinario)

 

Christian, 22 anni, Principato di Masserano.
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categoria:pagamento, lavoro autonomo, mancanza diritti
giovedì, 22 febbraio 2007
Articolo sul Blog

Se qualcuno di voi oggi ha comprato l'Eco di Biella si sarà accorto che sul fondo della prima pagina (miii addirittura, iu sbaruami!) si parla del blog e, non solo, a pagina 25 campeggia un bell'articolo con tanto di link!!!

Per ora viene pubblicata una delle mie testimonianze... non abbiamo fatto in tempo a chiedere e ricevere in tempo la conferma agli altri autori e non volevamo pubblicare senza il loro consenso.

Da oggi in poi Laura Ricardi, la giornalista autrice dell'articolo, ogni settimana sceglierà degli stralci di testimonianze da pubblicare su uno spazio apposito sull'Eco di Biella.

Quindi, per riuscire a gestire al meglio questi due spazi senza prenderci libertà che non abbiamo, avrei deciso di raccogliere durante la settimana le testimonianze che mi arrivano e di pubblicarle sul blog ogni mercoledì sera in modo da avere tempo di chiedere e ricevere eventuali conferme dagli autori delle testimonianze scelte per apparire anche sull'Eco di Biella il giovedì mattina.

Vale sempre la regola che se qualcuno mi manda una testimonianza ma non vuole che appaia sul blog o sul gioranle per favore me lo dica chiaramente, così evito di disturbarlo per chiederglielo.

Spedite tutto a francesca.menegon@gmail.com

Come sempre grazie.

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categoria:spazio sulleco di biella
giovedì, 22 febbraio 2007

 

Eco di Biella

Salve a tutti!                                                                    

Certo che la potenza di internet non finisce mai di stupirmi. Pochi giorni fa ho mandato agli indirizzi della mia mailing list una email in cui esprimevo l’intenzione di raccogliere le testimonianze dei precari biellesi per, magari, organizzare una qualche forma di serata per far conoscere come sia la vita quotidiana di un/a giovane precario/a.

Chiedevo inoltre ai miei amici di inoltrare l’email anche alla loro mailing list e così via, in modo da raggiungere più precari possibili e, tra questi, magari trovare qualcuno che avesse voglia di descrivere qualche suo “momento precario”.

Dopo l’arrivo delle prime testimonianze, che peraltro mi hanno emozionato molto, ho deciso di creare un blog per raccoglierle tutte man mano che mi pervenivano ma, soprattutto, per far sì che altri potessero leggerle e magari lasciare un commento o, a loro volta, spedirmi la propria testimonianza.

In queste ore ho ricevuto alcuni complimenti per il blog e, soprattutto, la mia email è finita ad un’amica di amico (grazie Marco Cassisa!) che fa la giornalista all’Eco di Biella e che si chiama Laura Ricardi.

A lei è piaciuta molto l’idea del blog e mi ha contattato per propormi di inserire un link del blog nel sito del suo giornale, in modo che chi visita tale sito possa finire, se incuriosito, anche a leggere il blog.

Chiaramente l’idea mi è piaciuta, anche perché questo dà la possibilità di raggiungere molti più biellesi, magari anche quelli che esulano dalla mia cerchia allargata di conoscenze, magari proprio quelli che il precariato, per motivi anagrafici o altro, lo conoscono solo per sentito dire. Insomma proprio quelle persone che vorrei sensibilizzare su tale questione.

Così io e Laura ci siamo incontrare questa sera per parlarne e, davanti ad una birra e a un San Simone (sono io quella che aveva mangiato pesante…),  lei mi ha proposto di dare un piccolo spazio al blog ogni giovedì nella pagina che l’Eco di Biella dedica al lavoro.

L’intenzione sarebbe quella di pubblicare alcuni stralci delle testimonianze pubblicate sul blog in modo da raggiungere non solo i biellesi che navigano su internet, ma anche quelli che semplicemente leggono il giornale.

Anche questa proposta mi è piaciuta poiché in questo modo si possono raggiungere soprattutto quelle persone che subiscono in maniera indiretta il precariato (per esempio, i genitori o i nonni dei giovani precari, che difficilmente si dilettano con blog e simili).

Chiaramente i testi del blog verranno pubblicati senza riportare il nome e altri dati che possano far riconoscere l’autore. In questo caso mi rivolgo soprattutto per quelli la cui testimonianza si trova già sul blog: se questo dovesse essere per voi un problema fatemelo sapere e io rimuoverò prontamente la vostra testimonianza dal blog in modo che neanche sue parti vengano pubblicate sul giornale.

Se invece volete mandarmi la vostra testimonianza ma non volete che venga pubblicata sul blog, oppure la volete sul blog ma non sul giornale, scrivetelo chiaramente sull’email con cui mi spedirete il testo.

 

Per ora è tutto, non posso che aspettare gli ulteriori sviluppi e comprare l’Eco di Biella di giovedì mattina!!!

Anche perché se le testimonianze rimarranno poco tutto si ridurrà in un vano tentativo. Io penso, invece, che per noi precari sia una delle poche occasioni per farci sentire con le nostre voci e non finire ad essere l’ennesima unità di tante statistiche.

 

Come sempre un grazie di cuore a tutti quelli che hanno collaborato o collaboreranno e a quelli che faranno di nuovo lo sforzo di inoltrare questa email ai loro contatti!

 

 

Francesca Menegon

 

 

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categoria:spazio sulleco di biella
martedì, 20 febbraio 2007
Io e rachele abbiamo entrambi contratti a tempo determinato, lei è al terzo consecutivo (ma qualcuno non mi ha detto che non si potrebbe fare?) io al primo, dopo due anni e mezzo di collaborazione a progetto. Entrambi riceviamo continuamente pacche sulle spalle che vogliono dire "Bravo!", "Complimenti!", "Purtroppo la nostra attuale situazione non ci permette di assumerti a tempo indeterminato, ma sappi che per noi fai parte dello staff pienamente", "E' solo una questione formale perchè noi abbiamo bisogno che tu lavori qui". Già, peccato che ora noi abbiamo bisogno di comprare  una macchina e che per ottenere un piccolo finanziamento devono venire a firmare anche mamma e papà, giusto per assicurarli che anche dal primo gennaio 2008 ci sarà qualcuno con uno stipendio che garantirà il pagamento. E così, in un modo che la dice lunga sull'autunomia di chi pochi mesi fa ha deciso di sposarsi, la macchina andrà a buon fine.
Ora insorge un nuovo problema: io e rachele siamo talmente bizzarri che a poco meno di 30 anni vogliamo avere un figlio, e da qui si aprono scenari da barzelletta. Sono mesi che ci informiamo sulle garanzie che la maternità di rachele possa estendersi, nei suoi benefici economici, anche dopo il termine del suo contratto (previsto per settembre 2007) perchè non vi sono speranze che questo le venga rinnovato mentre è in maternità.
E dopo ricerche da azzeccagarbugli ancora stiamo aspettando, ed aspetteremo di vedere cosa accadrà del contratto...
Ci piacerebbe anche comprare casa prima o poi, così tanto per non pagare affitti all'infinito, ma mi viene da ridere anche solo a pensarci.
Diciamo che per il momento tutto quello che ci possiamo permettere è di vivere con Camillo ed Achille, rispettivamente un gatto di cascina salvato dal genocidio che ha colpito tutti i suoi fratelli ed un cane di pura razza di canile: almeno la loro situazione è decisamente migliorata da quando sono venuti a vivere con noi.
E la cosa che mi fa più incazzare è che in questo momento politico la questione "famiglia" viene affrontata dal punto di vista preminentemente etico e morale, mentre io penso che parlando di diritti si dovrebbe parlare di ben altro: sembra che un bel matrimonio sia la panacea per tutti i problemi che devono affrontare due persone che decidono di condividere la propria vita, che questi cazzo di diritti ti piovono in testa nel momento in cui entri nella piena legalità dell'unione davanti a Dio e davanti allo stato. Beh, io e rachele ci siamo sposati perchè era la cosa che più volevamo, e ci siamo sposati in chiesa perchè sentivamo che quello era il modo in cui volevamo espriemere le intenzioni l'uno nei confronti dell'altra, e anche nei confronti delle persone che costituiscono la nostra comunità. Ma che da tutto ciò discendano diritti su casa, lavoro e figli è tutto da provare: per me diritti vuol dire che avere un figlio dovrebbe essere una decisione che riguarda me e mia moglie, e non me, mia moglie, il nostro conto in banca e i nostri contratti di lavoro.
Al di là dei miei sfoghi mi rendo anche conto che noi siamo messi molto bene per essere dei precari, quando parlo con i miei colleghi che hanno contratti a tempo indeterminato mi sento rodere dentro dal nervoso, ma quando parlo con tanti miei coetanei mi sento un privilegiato, perchè almeno il lavoro che facciamo, sia io che rachele, ci piace.
 
Simone, Rachele, ed i quadrupedi di famiglia Camillo ed Achille, Favaro Biella.
domenica, 18 febbraio 2007

Stiamo camminando velocemente, un po' sudati e
ansimanti, con la testa china e un grosso fardello
sulle spalle, finché ad un punto, per un momento, ci
fermiamo e alziamo la testa.

Oltre alle inquietudini più comuni: lavoreremo ancora
tra sei mesi o un anno? Cosa succederà quando saremo
anziani e senza pensione? Cosa succede se ci capita
una brutta malattia? Pensiamo, guardando la montagna e
il sentiero che ci aspetta: cosa ne sarà dei nostri
figli? Se anche solo uno di noi due si dovesse
ammalare e "perdere" il proprio straccetto di lavoro,
cosa potremo garantire loro e cosa ne sarà di noi? E
se si ammalano i nonni-salvadaio, a partire da domani,
che ne sarà di tutti noi?

Ci voltiamo, allora, a guardare la pianura, lontana, e
il sentiero fatto finora. Non ci chiediamo : perché la
società ci fa laureare e poi ci tratta così male,
perché una risposta la vediamo nella bassa
partecipazione politica dei giovani - nel senso più
ampio di partecipazione alla vita della polis. E non ci
chiediamo nemmeno: ma perché i più anziani ci hanno
portati a ciò, e oggi se ne fregano e pure ci deridono
o ci denigrano, perché siamo convinti che la loro vita
si sia svolta in un altro mondo, fatto di altre
regole, vincoli e opportunità, e adesso proprio non
capiscono cosa stia succedendo.

Ci rimettiamo in marcia, e ci domandiamo, mesti: ma
per quanto tempo potrà durare tutto questo? Quando
media e gadgets imbonitori cesseranno i loro effetti
narcotizzanti e la rabbia che c'è, oggi repressa,
emergerà irresistibile? Succederà mai una "rivoluzione
dei precari", magari una "rivoluzione giovanile",
oppure tutto proseguirà sempre così, immobile,
instabile, precario appunto, in una guerra tra poveri
sempre più affamati, rabbiosi, feroci e quindi sempre
più poveri?

Non riusciamo più a marciare: proviamo a togliere
ancora qualcosa dal nostro pesante fardello : ci
saranno sicurametne ancora cose che potremo togliere e
così facendo alleggerirci il cammino! Ma c'é anche
qualcosa di più grande, di irrinunciabile: ci sono
anche i nostri due bimbi!

Li guardiamo bene, innocenti e sereni, e ci chiediamo:
sono piccoli, adesso, ma se sapessero cosa stiamo
costruendo per loro, cosa penserebbero di noi?


Emilio e Manuela, 31 anni e due figli, Biella,
entrambi
lavoratori precari nel settore sociale

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categoria:figli, nonni, impossibilità di un futuro, precarietà emotiva
domenica, 18 febbraio 2007

Ho appena messo giù il telPetit Lucciolaefono.

Telefonata di lavoro. Spiacevole.

Ho dovuto ricordare che, dopo tre mesi che ho iniziato il “progetto”, non ho ancora visto un soldo.

Come pretendono che possa vivere? “Ma, si metta nei nostri panni, ci hanno bloccato i pagamenti…”.

Metto giù il telefono, scendo le scale, passo a fare un saluto a mia nonna prima di prendere la macchina per la seconda riunione della giornata. Stamattina a Trivero, oggi a Biella, domani a Chieri, e in quattro giorni finisco il pieno. “Ma, si metta nei nostri panni, ci hanno bloccato i pagamenti…” e nei miei panni? Non si mette mai nessuno?

Entro da mia nonna, la prima cosa che mi chiede è:

Il lavoro?

Sempre uguale

Ma si può sapere che lavoro fai?

Lo sai, te l’ho spiegato tante volte, ho tanti lavori diversi…

Ormai non ho più la voglia di spiegare a lei e a tutti quelli “non abituati a pensare a progetto” che due ore faccio la docente, a volte la consulente e per lo più la ricercatrice… e poi faccio interviste.

Incalza: “Ma te le mettono le marchette?

No, non prendo abbastanza

Cosa vuol dire che non prendi abbastanza? Se uno lavora gli spettano le marchette!! E poi tu che hai studiato tanto…”.

La guardo negli occhi e capisco quello che pensa: pensa che non può essere… pensa che devo essere io a non aver tanta voglia di lavorare e ad essermi scelta questi lavori strani…

La guardo, mentre si lamenta che la sua pensione la spende quasi tutta per la badante, e penso: “E io? Come sarà la mia vecchiaia? Quando capiterà un ictus a me? Dove li prenderò i soldi?

Francesca, 26 anni, Pettinengo

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categoria:contributi, pagamento, nonni, pensione, marchette
domenica, 18 febbraio 2007

Caste System in IndiaOggi vado all’INPS. Tra l’intervista e la riunione dovrei avere tempo.

Entro e mi stupisco di essere di nuovo qui. Siamo a febbraio ed è il terzo contratto che deposito quest'anno…

Schiaccio il pulsante per il numeretto: LAVORO AUTONOMO.

Eh già, sono un lavoratore autonomo… fermi tutti, non sono un avvocato, un dentista, sono una lavoratrice a progetto… e con questo ultimo progetto, facendo una media, per i prossimi quattro mesi prenderò 600 euro LORDI, LORDI, LORDI! Niente malattia, niente maternità, niente stipendio tutti i mesi, figuriamoci la tredicesima… niente ferie pagate, spesso niente ferie del tutto, perché il lavoro, da brava lavoratrice autonoma, si prende quando c’è… e ultimamente c’è sempre!!

Ma è mal pagato.

Mi avvicino allo sportello. L’impiegata prende il contratto e mi apre l’ennesima posizione nella cassa SAPARTA (casTa separata???) dell’INPS. Poi si ferma un istante e mi chiede: “In questo contratto il datore di lavoro e una ONLUS?

Sì, c’è scritto

Allora non paga i contributi

Fermi tutti.

Nel senso che li paga lo Stato per lui?

Silenzio.

No, non li paga ma le vengono ACCREDITATI

“Cioè?”

L’impiegata non risponde. Come sempre non sa.

E a me viene una gran voglia di dirle: “Ah, ma allora… se vengono accreditati… non c’è problema! Dove lo trovo il catalogo dei regali? Ogni credito 50 punti Fragola?

Desidero COSI' tanto il servizio di porcellana da 24 da mettere nella credenza dell’appartamento che non avrò mai.

Francesca, 26 anni, Pettinengo

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categoria:contributi, pensione, marchette, inps, lavoro autonomo
domenica, 18 febbraio 2007

Elmetto Anti - insonniaIl momento peggiore è la mattina, quando sei ancora nel letto.

E’ naturale immaginarsi brevemente come sarà la giornata che ci aspetta.

Ma per me questo momento è frustrante: perché non ci riesco.

So che non dovrei farlo, dovrei sapere che tanto vale fare piani per la giornata.

Come si fa a programmare qualcosa quando si hanno 5 contratti a progetto? 5 supervisori, coordinatori, insomma 5 capi a cui devi rispondere, 5 progetti da seguire, con 5 modi diversi di lavorare. La flessibilità necessaria si eleva alla quinta e spesso finisce per diventare precarietà emotiva, sensazione di non riuscire a tenere insieme tutto.

Io accendo il portatile alle 8 di mattina, spesso lo spengo per ultima volta alle 11 di sera, se non più tardi. Ma l’ironia è che, tra gli innumerevoli spostamenti per il Biellese, gli imprevisti (anche quelli elevati alla quinta) e le richieste della famiglia (perché il mio studio è la camera che ancora occupo a casa dei miei genitori), alla fine della giornata magari ho lavorato sette ore, pur essendo in ballo per quindici, e ho guadagnato come averne lavorate 4 da operaio.

Ma la cosa più brutta è il senso di colpa.

Mi sento in colpa per non poter timbrare un cartellino, per non portare a casa la busta tutti i mesi, per non poter decidere la mia indipendenza, per arrivare a volte ad odiare la casa dei miei genitori e anche loro, che hanno voluto sviluppare fin da piccola la mia intelligenza, il mio senso critico, il mio amore per la cultura. Che mi hanno spinto a studiare, tanto, a cogliere tutte le occasioni: borse di studio, erasmus, leonardo… Certe volte li odio perché mi hanno cresciuto come una persona curiosa, che si è abituata ad essere indipendente, che ha vissuto da studente fuori sede, all’estero e che era convinta, illusa, che la società avrebbe premiato la professionalità, le capacità progettuali acquisite, la capacità di interfacciarsi senza problemi con gli altri Europei. Ma non è così.

Io ho aspettative troppo alte per una società che, mi viene da pensare, è costruita a misura d’uomo… mediocre.

Mi sento in colpa per quei momenti in cui mi viene da odiare i miei zii, andati in pensione a cinquant’anni, con 30 anni di contributi versati e con almeno altri 30 anni di vita davanti, che tutti i mesi prendono 1000 euro al mese e che vanno in vacanza due volte l’anno. Sempre e solo a Milano Marittima. Cazzo.

E tutte le mattine mi trovo ad invidiare la mia compagna delle scuole medie che ha smesso di studiare dopo il diploma e che adesso fa la centralinista con 8 anni di contributi alle spalle e 1000 euro al mese e, soprattutto, che tutte le mattine può contare sulla sua dose fisiologica di certezza.

Francesca, 26 anni, Pettinengo

domenica, 18 febbraio 2007

Golcode Magritte

Cari amici, amici di amici e sconosciuti,

io e un gruppo di altri amici (no, non si tratta di Cosa Nostra) avremmo intenzione di organizzare una serata sulla precarietà nel nostro beneamato territorio, con l’intenzione di far conoscere le numerose dimensioni del problema a chi non lo conosce e non ne comprende la gravi ricadute future, non solo sui singoli individui ma anche sulla società e sull’economia.

Nelle nostre migliori intenzioni si dovrebbe tenere il 2 maggio sera (non il primo perchè i lavoratori precari quello che ottengono lo ottengono in misura minore e dopo).

Vorremmo, però, che non fosse una serata in cui invitare qualche esperto a parlarci del “fenomeno”, ma ci piacerebbe far sentire le voci e le esperienze dei precari biellesi che, credetemi, sono tanti!

 

Avremmo pensato, quindi, di usare delle storie vere, delle brevi testimonianze di qualche minuto, che introducessero di volta in volta ad ognuna delle dimensioni del vivere quotidiano da precario.

Queste brevi incursioni sarebbero “recitate” da attori che si sono resi disponibili a darci una mano.

 

Per ora è solo un’idea buttata lì ma, per poter almeno iniziare a farla diventare realtà, ci servirebbero le parole dei precari…

Per questo motivo chiedo il vostro aiuto.

Se vivete o lavorate nel Biellese, vi sentite lavoratori precari e avete voglia di aiutarci, vi chiederemmo di scrivere una decina di righe raccontandoci con parole vostre, anche parolacce, quali sono stati, o sono, le situazioni e i momenti di vita quotidiana in cui vi sentite veramente precari, in cui sentite di essere lavoratori o cittadini di serie B a causa della vostra precarietà. Possono essere momenti al limite del surreale, ridicoli, seri, tristi, etc… insomma tutto quello che volete.

Chiaramente non occorre che ci diciate il vostro nome o cognome, ma potete anche solo dirci la vostra età e in che paese o città del Biellese vivete o lavorate. Durante la serata verranno comunque usati nomi fittizi.

 

Anche se non siete lavoratori precari, ma persone che in maniera indiretta subiscono, loro malgrado, la precarietà di qualcun altro (per es. genitori stanchi di vedere sciabattare per casa il figlio trentenne, morose sull’orlo di una crisi di nervi perché dopo 12 anni di fidanzamento il vostro lui non può ancora permettersi di fare il grande passo), ci terremmo ad avere anche le vostre parole.

 

Se, fortunelli, non avete di questi problemi, vi chiediamo di inoltrare questa email a più persone biellesi possibili in modo da aiutarci a raccogliere il materiale per la nostra serata.

 

Per ulteriori chiarimenti e informazioni o per collaborare attivamente all’iniziativa, ma soprattutto per spedire le vostre brevi testimonianze e racconti di “momenti da precario”, mandate una email a: francesca.menegon@gmail.com.

Le vostre testimonianze verranno inserite in questo blog. Se desiderate che le testimonianze vengano utilizzate per la serata ma che non compaiano sul blog, scrivetelo chiaro sull'email.

 

Vi ringrazio tutti in anticipo per la collaborazione!

Francesca Menegon

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categoria:natali del blog